Il Mare non smette mai di stupirmi.
Sono ormai tre mesi che le uscite in mare fruttano solo freddo e desolazione e a Taranto lo Jonio non è stato così tumultuoso da anni. Addirittura sulla litoranea alcuni fondali del sottocosta hanno cambiato fisionomia, scoperchiando tane e spostando scogli, con tanto di solchi a testimoniare l'irruenza dello Scirocco. La desolazione riscontrata sott'acqua mi ha persino convinto a cimentarmi in un a nuova tecnica di pesca dalla barca, ed eccomi sfruttare le mie conoscenze ittiche con una canna dalla barca, insidiando ricciole e palamite col vertical jighing. In realtà nei mesi di magra almeno si possono sondare fondali inaccessibili in apnea per scovare qualche bella preda, tutto molto bello, ma il primo amore........ed eccomi rientrare in acqua per un paio di ore di una domenica caratterizzata da sole e vento moderato dai quadranti occidentali, non l'ideale per la litoranea ma sicuramente interessante consideranto il pregresso, due giorni di mareggiata e mare in scaduta. Entro quasi sconfortato dalla lunga serie di uscite terminate con neanche un avvistamento, ma appena immergo la testa qualcosa mi dice che la giornata potrebbe essere interessante. spostandomi controcorrente per raggiungere dei massi accatastati intorno ai sette otto metri, noto che la mangianza a mezzacqua si muove a scatti e nervosa, chiaro segno della presenza di un predatore, "sarà il solito branco di occhiate", penso, ma la cosa mi incuriosisce. Arrivato sul mio punto mi immergo orientandomi con la corrente alle spalle e posizionandomi alla base di uno scoglio, con il mio legno, battezzato spigolaro per le sue caratteristiche specifiche, puntato verso l'alto. Un po' alla volta mi sporgo per osservare l'orizzonte e come d' incanto lei appare li, a mezzacqua, illuminata dal sole alle mie spalle, mastodontica ed incurante della mia presenza. Noto subito qualcosa di strano, lo stomaco sembra gonfio, ma non di uova, qualcosa si muove, come se ci fosse al suo interno qualcosa di vivo, e la bocca della spigola si apre e si chiude in maniera ritmata. E' ovvio che il bestione non è interessato alle mie onde sonore, è troppo impegnato a digerire il frutto di qualche attacco precedente. I miei richiami non servono ad incurosirla e quando mi passa al traverso decido anche di provarci con una bollicina di aria, ma non ottengo alcun risultato.La spigola non è a tiro e si stà allontanando, mi rimane solo una cosa da fare, esco allo scoperto, dopo che mi è passata al traverso, e la inseguo per accorciare la distanza. Il mio movimento è perfetto ma ora sono anche sottocorrente e il bestione non può sentirmi mentre scendo con lei sui 10 metri, accorcio la distanza e faccio partire l'asta dello spigolaro. Presa in pieno, la reazione non è violenta, anzi la spigola si capovolge offrendomi la vista dell'enorme pancia, è fatta. La finisco bloccandole la testa con la mano tra le branchie e la coda tra le ginocchia....è proprio grossa. L'ammiro per un po' e mi accorgo che in bocca ha un gronco lungo quasi quanto lei ed ormai parzialmente digerito. Continuo la pescata con la spigola di 6.5 kili attaccata alla cintura e malgrado il mio mimetismo sia compromesso, riesco anche a prendere un cefalo da un kilo. Ovviamente all'uscita festeggiamenti e foto sono di rito. Ancora una volta il mare è stato generoso come solo lui sa essere, forse anche timoroso che potessi tradire questa splendida disciplina per qualcosa di più asciutto come la pesca dalla barca. Ma alla fine l'importante è provarci sempre ed il mare saprà come ricompersarti.
Marcello Camboni