| Le prede, i saraghi |
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In questa articolo cercherò di fornire alcune informazioni necessarie per poter insidiare prede specifiche, ottimizzando sia il tempo da dedicare alla pescata, sia il materiale da impiegare. Queste considerazioni nascono da esperienze personali e sono mirate soprattutto al risparmio del tempo a disposizione. Infatti sapendo quale tipo di preda potremo incontrare in un determinato periodo o situazione meteo, potremo sfruttare al massimo il poco tempo a disposizione. IL SARAGO Esistono varie specie di sarago e ognuna ha un comportamento tipico che ci permette di attagliare la tecnica di pesca in maniera specifica. I saraghi presenti nei nostri mari sono: SARAGO MAGGIORE, SARAGO FASCIATO, SARAGO PIZZUTO ed ultimamente anche una specie subtropicale, il SARAGO FARAONE. Se vogliamo, il sarago maggiore è quello più comune ed è anche quello che più comunemente potrà essere incontrato all’aspetto o in tana. Il periodo primaverile ed estivo è quello che coincide con la maggiore presenza nel sottocosta o in zone non impossibili da raggiungere(mi riferisco alle quote). In teoria l’ora del giorno ha poca influenza sulla presenza o meno del “pennuto”, se una zona è popolata, lo sarà al tramonto come al centro della giornata, l’unica differenza sarà data dalla permanenza in tana o fuori d Se si individua una tana popolata ed il pesce non è eccessivamente nervoso, la tecnica migliore è quella di compiere degli aspetti subito fuori dall’imboccatura, nel tentativo di effettuare delle catture fuori della tana, disturbando i pennuti il minimo possibile. In seguito si potranno effettuare dei prelievi in tana cambiando ovviamente l’arma , prediligendo un fucile corto ed armato di fiocina. Questo ci permetterà di brandeggiare l’asta in maniera precisa all’interno della tana, e soprattutto di bloccare il sarago una volta colpito, in modo da non permettergli di sollevare sospensione che ci oscurerebbe la visuale per tiri successivi.. Altro consiglio per insidiare i maggiori al libero è quello di utilizzare qualche richiamo per incuriosirli al punto di farli avvicinare a tiro sicuro. Emettere qualche suono gutturale può essere sufficiente ma il vero richiamo per questi sparidi è quello di una pietra strofinata sul fondo….risultato garantito. Se il pesce viene individuato dalla superficie le cose potrebbero complicarsi. Infatti dovendo effettuare la capovolta a distanza relativamente vicina rischiamo di far scappare la nostra preda prima ancora di aver raggiunto il fondo. In questi casi preferisco immobilizzarmi in superficie e studiare il comportamento del sarago. Di solito la prima reazione del pesce è quella di venire a controllare, anche verso la superficie, seguita da un allontanamento in direzione opposta per essersi reso conto della presenza di qualcosa di più grosso di lui. A questo punto, quando il sarago sarà in allontanamento effettuo la capovolta per nascondermi sul fondo , puntando il fucile in quella direzione…..nella maggior parte dei casi la curiosità del pesce è tale da riportarlo a tiro perfettamente allineato. Leggermente più facile risulta la cattura del sarago pizzuto, fermandosi all’improvviso, per osservare un dietrofront repentino nella nostra direzione…..un gioco da ragazzi. Individuare dalla superficie un pizzuto, intento a mangiare con la coda sollevata per aria, equivale quasi ad averlo in sagola. L’impegno profuso nel procurarsi il cibo, fa dimenticare qualsiasi cosa a tali sparidi, tanto da permetterci di effettuare una capovolta ed atterrare a qualche metro di distanza, in maniera tale da portare un agguato micidiale senza che la nostra preda si sia accorta di nulla. I saraghi fasciati hanno abitudini simili a quelle di saraghi maggiori. Sono molto gregari, nel senso che si muovono quasi sempre in gruppo Per esperienza personale mi è capitato di essere accerchiato da nuvole di tali esemplari, e la cosa da fare in questi casi è mantenere la calma, cercando di non spostarsi per nulla, aspettando invece che sia il branco ad allinearsi con l’asta, cosa che avverrà se si possiede una discreta apnea.
Non mi è mai capitato di avvistare
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alla tana. In genere in condizioni di mare agitato, che quindi smuove la sabbia e la sospensione in maniera energica, i saraghi tendono ad uscire dalle tane anche per una questione alimentare. Sarà quindi più facile insidiarli all’aspetto o all’agguato. Se la visibilità lo consente e dall’alto si riescono ad identificare le caratteristiche morfologiche del fondale, sarebbe ideale tentare gli aspetti in zone caratterizzate da lastre poggiate sul fondo con spacchi piuttosto profondi. Se poi queste lastre lasciano zone circoscritte di sabbia (in gergo chiamati “catini”) la cosa si fa interessante, ed impostare un aspetto dal catino verso le lastre ci permetterà di individuare la presenza delle nostre prede.
il quale possiede un atteggiamento molto più girovago e meno stanziale , tanto da non trovarlo quasi mai intanato. Per tale caratteristica risulta preda più gradita per un aspettista, dato che lo si potrà portare a tiro nel libero, semplicemente stuzzicando la sua curiosità, e credetemi il tipo è molto curioso. Infatti se non lo si porta a tiro potrebbe essere sufficiente uscire dal nostro agguato per inseguirlo per qualche metro
anche se di dimensioni ragguardevoli, ma preferiscono di gran lunga sostare in tana, quindi se si ha la fortuna di individuare una tana di fasciati, si potrà vivere di rendita per molto tempo, sempre rispettando la buona norma della moderazione, ovvero prelevare un po’ alla volta. I fasciati sono così denominati a causa della vistosa fascia nera che delimita la zona delle aperture branchiali e possono raggiungere dimensioni prossime ai due chili.
o pescare un sarago faraone quindi non ho suggerimenti da dare su tale tipo di sparide, l’unica certezza che ho è che raggiunge le dimensioni maggiori di tutta la famiglia e che è caratterizzato da una livrea a bande verticali piuttosto ampie. Dato che a luglio pescherò dall’isola di favignana, mi ripropongo di ritornare sull’argomento in caso di incontro significativo.