| Tecnica pesca all'aspetto |
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L’ ASPETTO Perché l’aspetto? Ovviamente ci si appassiona alle cose che danno belle sensazioni e stimolano, ecco perché per me l’aspetto è la tecnica regina, insomma quella che la fa da padrona. Senza togliere nulla alle altre tecniche che possiedono ognuna il proprio fascino, io sono ammaliato dall’apparizione del pesce dal blu e dal relativo elemento sorpresa insito in tale tecnica. Dico relativo perché vedremo in seguito come, in funzione delle condizioni di pesca, del luogo e della stagione, chi impiega questa tecnica, si aspetta che arrivi una preda ben precisa…….ma con la dovuta dose di incertezza che rende il tutto più eccitante. In cosa consiste quindi questo benedetto aspetto? Ricordo ancora quando da ragazzino e dedito alla pesca in tana con il solo scopo di individuare qualche bel polpo, sentivo parlare o leggevo qualcosa circa questo famigerato aspetto che portava a catture incredibili con il minimo sforzo. Si perché nel mio immaginario ritenevo che bastasse tuffarsi, su un qualsiasi fondale, a qualsiasi ora del giorno, con qualsiasi condimeteo e con un qualsiasi fucile per vedersi arrivare a portata la preda, e senza alcuna fatica premere il grilletto .Ovviamente non funzionava cosi, ma i più attenti , o se vogliamo quelli con un po’ di esperienza sul campo, avranno individuato in quanto da me scritto, le basi di questa tecnica. Insomma affinché un aspetto sia efficace conta il posto, contano il periodo dell’anno e le condimeteo, conta come sono equipaggiato e l’ora del giorno, senza poi dimenticare uno degli elementi più importanti…..la fortuna. Mi viene in mente una frase che spesso uso con le persone che mi chiedono come faccia a pescare con i risultati che, modestia a parte, sono riuscito ad ottenere; la mia risposta al loro stupore è sempre, “il mare è pieno di pesce, ma se stai a casa seduto in poltrona è difficile che ti passi di fronte”. Quindi in queste parole un altro consiglio. Entrare in mare il più possibile, per essere allenati si, per prendere confidenza con un mondo che solo inizialmente ci sembrerà diverso e quasi ostile, ma soprattutto per creare quel “data base” di emozioni, sensazioni ed occasioni, positive e negative, che si chiama esperienza. Secondo consiglio: siete alle prime armi? Avete due scelte: passare anni, e sprecare soldi in attrezzature sbagliate, cercando di ottenere risultati da soli, senza qualcuno che vi segua o che vi indirizzi verso la giusta via; oppure frequentare qualcuno decisamente più esperto di voi, che possa darvi i giusti consigli, o in mancanza di questo, frequentare qualche corso dedicato o qualche club di pesca in apnea. Vi assicuro che i risultati saranno immediati. È successo anche a me. Avevo praticamente deciso di rinunciare alla pesca convinto come tutti quelli che hanno problemi ad ottenere risultati, che il mare fosse ormai vuoto, che la pesca professionale aveva depauperato le coste, che l’inquinamento aveva fatto sparire i pesci etc etc…. fino a quando un amico, Sergio, non mi ha salvato dal baratro, portandomi a pesca con lui e dandomi quei preziosi consigli di cui sopra. Sono passati cinque anni da quella battuta di pesca ma ho ancora vivo il ricordo di come, seguiti i suoi consigli in maniera meticolosa si, ma con grande scetticismo, mi immersi in quella direzione, tra quegli scogli, con quel fucile, e all’improvviso vidi sbucare dal blu la testa di un sarago di circa 500 grammi che veniva dritto verso la punta dell’asta. Il mio primo sarago all’aspetto…..ma con un piccolo problema. Si perché l’eccitazione di veder realizzata la tecnica proprio come l’aveva anticipata Sergio, unita a quella della cattura, mi portarono ad uscire dall’acqua, sedermi sugli scogli con il sarago per mostrarglielo, giusto in tempo per perderlo dalle mani e non poterlo mettere al pagliolo. Altro consiglio, o pillola di saggezza: appena catturato il pesce va ucciso. Questo permette di realizzare due finalità: la più importante è quella di porre fine all’agonia di un essere vivente, la seconda è quella di essere sicuri di non perdere la preda in maniera stupida. Quindi se possibile quando il pesce è ancora insagolato o sull’asta, ma siamo riusciti ad immobilizzarlo, subito usare il necessario pugnale. Potremo infliggere la stilettata decisiva sia attraverso le branchie verso l’intersezione degli occhi della maggior parte delle prede di modeste dimensioni. Oppure usando il pugnale dall’esterno, sempre nella zona dei gangli nervosi, o se preferite, cervello, in modo da porre fine alle sofferenze di un pesce più importante, in maniera rapida e sicura. Come dicevo, è passato qualche anno da quella battuta di pesca ed oggi sono in grado di dare dei consigli per la pesca in apnea! Ne abbiamo fatta di strada, soprattutto sottacqua, e con Sergio, Sergio Gatti, abbiamo addirittura fondato un club di pesca subacquea ed apnea a Taranto. Siamo il BEST, Barracuda Equipe Taranto Sub, e sotto la guida del presidente, lo stesso Sergio, siamo cresciuti in maniera esponenziale. LA TEORIA Ma torniamo alla tecnica dell’aspetto. Perché funziona e quali sono i principi sulla quale si basa? Potrei limitarmi a dire cosa fare, come comportarsi e dove farlo, ma sarebbe riduttivo. Sapere invece il perché certi comportamenti dei pesci ci permettano di insidiarli all’aspetto, potrà darci le basi anche per una evoluzione della tecnica ed adattarla alle mille variabili che incontreremo in acqua. Tutto è riconducibile a due elementi fondamentali: l’istinto predatore, più o meno accentuato al variare del pesce, e la linea laterale, ovvero l’organo sensoriale principe dei “pennuti”. La combinazione dei due fa si che il pesce, appena si rende conto della presenza di una fonte di “rumore”, o per meglio dire , di onde di pressione, venga spinto dall’istinto di caccia, o dalla fame, a dirigersi verso la fonte stessa, in cerca di un facile spuntino ma……… Ora, anche se riuscissimo a scendere nella maniera più silenziosa possibile, adoperando tutta la nostra bravura ed esperienza nell’effettuare la capovolta e a nasconderci sul fondo, comunque il nostro corpo produrrebbe onde di pressione captate dalla sensibile linea laterale dei pesci che si troveranno nei paraggi. Basti pensare alle pulsazioni del cuore, queste sono sufficienti a stimolare la curiosità di un predatore, e a mio parere anche a metterlo in guardia, quando variano in maniera repentina. Apro una parentesi basata sulla mia esperienza e su un paio di considerazioni pratiche: mi è capitato spesso di effettuare aspetti, soprattutto a dentici, dove sembrava quasi che il pesce fosse più furbo di me perché sapeva perfettamente quando fermare l’ avvicinamento e deviare. Spesso sembra quasi che la gittata del fucile sia nota a questi formidabili predatori. Ma diciamoci la verità, è probabile che la nostra intelligenza sia superiore a quella di un pesce! Ora, pensando a mente fredda a ciò che accade quando posati sul fondo, da uno stato di calma e rilassamento, ci appare la minacciosa figura del pesce, è più plausibile che il pesce capti la variazione del nostro battito cardiaco e venga allarmato da questa stranezza. E quando avviene questo elemento di disturbo? Proprio quando il pesce arriva a tiro, dato certamente noto a noi e non alla preda. Cosa fare in questi casi? La soluzione è unica, rimanere rilassati il più possibile. Molto è dato dall’esperienza, più abbiamo avuto sensazioni del genere, meno saremo presi dall’emozione e dall’ansia, mantenendo quindi il battito cardiaco regolare senza allarmare il pesce. Comunque tutto questo per spiegare quanto importante sia la propagazione delle onde di pressione per l’aspetto. Conoscendo questo punto debole della nostra preda, come possiamo usarlo a nostro vantaggio? Certamente non potremo effettuare aspetti di continuo ed in maniera “randomica”, sperando che nelle vicinanze ci sia qualche pesce curioso ed affamato che possa percepire le nostre onde sonore avvicinandoci anche dal nostro lato giusto. Ecco dove si comincia a parlare di tecnica. Fondamentalmente siamo alla ricerca di pesce affamato, o perlomeno in cerca di cibo, che possa percepire le nostre onde sonore anche a distanza, che si avvicini a noi dalla direzione verso cui abbiamo il fucile e che una volta a tiro non sia in grado di vederci, ma di sentirci. ……E UN PO’ DI PRATICA Primo consiglio ponderato: la maggior parte dei predatori, spigole, dentici, barracuda, etc. predano, ovvero si cibano, durante orari specifici, che spesso coincidono con condizioni di visibilità bassa, ovvero sorgere o tramonto del sole. Quindi se vogliamo sfruttare al massimo le nostre due o tre ore di pesca ci converrà farlo subito dopo il sorgere o due tre ore prima del tramonto. Questo non significa che gli stessi pesci non verranno all’aspetto durante le altre ore del giorno, ma solo che la probabilità che ciò accada sarà notevolmente più alta. Secondo consiglio ponderato: la maggior parte dei predatori caccia contro corrente. Ma perché? Probabilmente avrà a che fare con la propagazione delle onde acustiche. Infatti una preda che emette le onde di pressione di cui sopra, lo farà in modo sferico, secondo la teoria della propagazione delle onde acustiche. Ora se tali onde verranno trasportate dalla corrente in una direzione, copriranno una distanza superiore sotto corrente che non sopra corrente. Quindi chi caccia sfruttando tali segnali avrà maggiori possibilità di successo risalendo la corrente perché riceverà un numero superiore di informazioni sull’ambiente circostante. Ecco perché sarà meglio percorrere lunghi tratti a favore di corrente quando peschiamo all’aspetto. Saremo infatti consapevoli che il predatore giungerà a noi da quella precisa direzione, e inoltre, i nostri “rumori”, percorreranno distanze maggiori, incuriosendo un numero superiore di pesci. Tutto questo sarebbe inutile se, una volta giunto a distanza il pesce smistasse i suoi sensori da “linea laterale” a “vista”, e si trovasse difronte ad un goffo subacqueo con le pinne a bandiera, la muta arancione e che, cosa ancora peggiore, continua a muoversi con movimenti impacciati e repentini. Altro suggerimento: la capovolta va effettuata quasi sulla verticale del posto che abbiamo individuato per l’aspetto. Ovviamente tale rifugio deve permetterci una ampia visuale sul lato a favore di corrente, deve permetterci un adeguato camuffamento e soprattutto la possibilità di mantenere esposta una piccola parte del corpo. Una volta arrivati in posizione allungheremo il fucile a favore di corrente e rimarremo immobili scrutando il nostro orizzonte in attesa che qualcosa appaia. Se nel raggio di poche decine di metri è presente un predatore, vi assicuro che si farà sotto entro i primi trenta secondi dell’aspetto. RICHIAMI Ma se ciò non avviene? Abbiamo ancora delle possibilità. Dovremo aumentare il raggio di scoperta del nostro predatore ovvero produrre onde sonore di maggiore intensità: i famosi richiami. Ovviamente esistono degli scetticismi su tali tecniche ma come annunciato in precedenza, riporto solo quello che ha funzionato per me sul campo. Per le spigole sembra funzionare un richiamo prodotto tramite la glottide, una specie di “schiocco gutturale” che potrà avere una frequenza variabile, più o meno rapida, a patto però che, all’apparire del predatore, si rimanga immobili ed in silenzio. Funziona? Potete controllare nella sezione dedicata alle foto! Gli sparidi in genere, quindi saraghi e orate, per citare i più frequenti, sembrano invece essere più interessati al rumore prodotto da un sasso sullo scoglio. Probabilmente il motivo è da individuare nel cibo di tali pesci, fondamentalmente costituito da mitili, crostacei o vermi, insomma qualcosa che possa produrre tale tipo di rumore(immaginate magari un crostaceo che si muove tra gli scogli o dei bivalvi che si chiudono in maniera repentina). In questo caso, all’apparire della preda, aiuta assumere un atteggiamento intimorito, che io definisco “fare il polpo”. Praticamente cerchiamo di scomparire alla vista del pesce in maniera molto tranquilla, magari abbassando la testa o scivolando dietro uno scoglio in modo da far avvicinare ancora di più il nostro ospite, fino alla distanza dovuta per portarlo poi a cena……..Funziona? Potete controllare nella sezione dedicata alle foto! Esistono anche altri tipi di richiami, non propriamente acustici, ma da impiegare come ultima risorsa quando il pesce ci gira intorno e non riesce proprio a capire dove siamo. È anche il caso di qualche predatore non molto frequente e spesso sospettoso, o distratto da altro. Per esempio mi è capitato ultimamente di portare a tiro una palamita che aveva deciso di farmi un giro intorno senza mai accorciare la distanza. Appena notata l’intenzione del pesce di allontanarsi definitivamente dalla mia postazione, ho rilasciato una piccola bolla d’aria nel tentativo di simulare una preda in difficoltà a mezz’acqua. La palamita non ci ha pensato due volte e mi ha puntato con tale decisione che al momento del tiro non ha avuto più speranza. Insomma i richiami dovrebbero simulare ciò che più stimola i predatori, ovvero le loro prede. Conoscere le caratteristiche dei vari pesci e sapere di cosa si nutrono o che tipo di caccia attuano non può che tornare a nostro favore nel momento del bisogno.
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